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Ottenere Certificati Bianchi per Aziende seguendo le Linee guida risulterà molto più semplice. Scopri di più sulle Linee guida  dei Certificati Bianchi.

Cosa s’intende per Certificati Bianchi?

Le nuove strategie governative in materia di risparmio energetico, hanno definito linee guida innovative creando una sorta di meccanismo composto da titoli scambiabili ed acquistabili come all’interno di un mercato azionario, inteso però in ambiti di risparmio energetico.

La definizione temporale dei Certificati Bianchi, o Titoli di Efficienza Energetica (TEE), è stata prevista dal Consiglio dei Ministri per un periodo partito nel 2017 che definirà la prima trance di scadenza nel 2020.

Essendo un meccanismo relativamente nuovo (la prima espressione di legge fu nel 2005), lo Stato si è concesso un triennio di valutazione al fine di chiarire e ridefinire ulteriori meccanismi per perfezionare un concetto assolutamente innovativo: l’ambiente visto sotto forma di mercato azionario sul quale investire risorse e scommettere sulle aziende che a loro volta investono sulle proprie idee finalizzate ad energie pulite ed al risparmio energetico sotto forma di petrolio non consumato.

Un trienno con grandi obbiettivi

Il meccanismo dei Certificati Bianchi, o Titoli di Efficienza Energetica (TEE), è nato come concetto nel 2005 ed il triennio in corso sarà quello della definizione profonda di nuove strategie di supporto al mercato del risparmio.

In questo triennio il Ministero dell’Ambiente si è posto degli obbiettivi specifici, incrementando ogni anno la volontà di raggiungere, tramite i Certificati Bianchi, un incremento, espresso in TEP, acronimo il quale significa Tonnellata equivalente di petrolio, i seguenti obbiettivi di carattere nazionale:

  • 7,14 milioni di TEP per il 2017
  • 8,23 milioni di TEP per il 2018
  • 9,71 milioni di TEP per il 2019
  • 11,19 milioni di TEP per il 2020,

termine del periodo d’osservazione del meccanismo, anno nel quale, tramite bilancio consuntivo, verrà ampiato ed eventualmente rilanciato il meccanismo anche rafforzandolo.

Linee Guida da attenersi per avere Certificati Bianchi?

Un’azienda che vuole entrare in questo circuito di mercato titoli dedicato all’energia pulita e rinnovabile, deve soddisfare alcuni criteri. Queste linee guida sono espresse dai legislatori in fase di determinazione ed enunciazione alle imprese interessate dal meccanismo e pronte ad entrare in questo circuito, quello dei Certificati Bianchi.

Una di queste norme prevede che l’azienda produttrice e distributrice di eco-energia, cioè energia non derivante direttamente dal petrolio, abbia almeno 50.000 clienti finali da essa rifornita sia con distribuzione di energia elettrica che di gas naturale.

Un decreto per filtrare il mercato e rilanciare le aziende meritevoli

Con questa grande discriminante il Decreto Ministeriale ha voluto filtrare massicciamente, e scremare con ancora maggiore determinazione, le aziende più piccole. In questo modo si è evitato sin dall’origine che si costituissero micro-aziende al solo scopo di poter beneficiare degli aiuti economici concessi dallo Stato attraverso il pagamento delle quote in base al numero di Certificati Bianchi posseduti.

Inoltre per mantenere in essere il valore dei certificati, le aziende dovranno sottostare alla richiesta di obbiettivi dichiarati di risparmio energetico al di sotto dei quali i certificati non ricevono nessun compenso.

Si è proceduto quindi a creare una dicitura che nel termine ‘quota d’obbligo’, intende la soddisfazione ed il raggiungimento di quei risultati per singolo Certificato Bianco acquistato.

Quindi, un’azienda che possiede dieci (diamo per capirci meglio un indice che ha solo valore di esempio) Certificati Bianchi, intesi anche nella dicitura Titoli di Efficienza Energetica (TEE), dovrà decuplicare i risultati intesi per singolo Certificato.

Investire con quote per produrre energia pulita

Le aziende interessate quindi investono sulle proprie capacità di raggiungere obbiettivi prefissati attraverso quote in due direzioni ben specifiche:

  • investendo sulle proprie capacità di produrre e distribuire energia elettrica o gas naturale attraverso processi di efficienza energetica ammessi dal meccanismo elaborato dai legislatori, quindi anche incentivando aziende da esse controllate a definire nuovi standard produttivi;
  • acquistando quote da altre aziende distributrici certificate ESCO, in ogni caso in possesso di una Certificazione EGE – Esperto in Gestione dell’Energia.

Tale certificazione deve rispondere pienamente alle richieste del del D.Lgs 102 del 4 luglio 2014 sull’efficienza energetica intese come ridefinizione di figure in grado di controllare e sviluppare sistemi produttivi altamente etici nella distribuzione e produzione di energie eco-sostenibili.

I Certificati Bianchi, quindi, non possono essere un pretesto per aziende produttrici e distributrici per richiedere quote facili, come purtroppo avveniva in passato, ma solamente nel pieno rispetto di regole codificate.

Un mercato … verde!

Con i Certificati Bianchi è nata quindi una sorta di Borsa di scambio dei certificati al quale possono appartenere solamente imprese idonee e certificate.

Come termine di raffronto si usa il TEP (Tonnellata Equivalente di Petrolio), cioè la quantità di energia che un’azienda produce con processi eco-sostenibili simulando un impiego di una tonnellata di petrolio, la quale, ovviamente, sarà risparmiata.

Se il TEP, come indice ed unità di misura per la Certificazione, rientra nei parametri delle linee guida, l’azienda riceverà il Certificato che le consentirà di entrare nel meccanismo dei Certificati Bianchi.

Potrà quindi usufruire di questo meccanismo nel quale ‘fare impresa’ significa anche poter guadagnare come in un trading azionario, però investendo sull’energia eco-sostenibile, quindi sul futuro dell’Italia e del pianeta dal punto di vista ambientale.

Ora che hai letto le Linee Guida Certificati Bianchi è il momento di pensare come ottenerli per la tua azienda.

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