Il Fragmentum di Hij. La poesia dal fast food

Il Fragmentum di Hij. La poesia dal fast food

"Ho davanti a me un mondo / Dentro di me c’è scritto un altro / Che cosa faccio quando sono? / E dove sono? Chi me lo dice?". Posto(si) di fronte a queste domande, il poeta debuttante qualche buona risposta la trova, perché è giovane e perché (ci) crede.
Marius Hij ha ventotto anni, una laurea in Economia e Commercio con specializzazione in marketing turistico e dalla sua Romania è approdato a Vicenza, dove lavora in un fast-food e, soprattutto, scrive. In italiano. Ha appena pubblicato Fragmentum. Respiri dell’anima (Statale 11 editrice), un volumetto pieno di quella "gioia disinvolta e pura" che nutre tanti dei bambini in cui ci s’imbatte leggendo tra una lirica e l’altra: compreso l’autore, intento a raffigurarsi da piccolo tra i quartieri della città dov’è nato, a Podu-Iloaiei.
"Del mondo intero / che è pieno di spaventi" Marius Hij è conscio e, mentre sogna "nessuna voce che pretenda il trono", trova in una convinta, profonda fede religiosa l’antidoto allo spaesamento. Perché "pregare è come mettere un’armatura": non solo intimo conforto e speranza, dunque, ma elemento di forza nella dura lotta quotidiana per sopravvivere qui, ora, e in un altrove futuro, quando "gli angeli scrittori" incaricati di segnare nel loro libro le nostre buone azioni ne avranno registrate più di quante ne abbiano intanto catalogato, nei loro opposti diari, gli angeli del male.
Tra cielo e terra, c’è spazio per il sentire d’amore, per tenerezze familiari, per acute osservazioni sulle mute verità della natura ("Gocce di pioggia serena / finalmente cadono sul corpo del basilico") e il cimento con la lingua nuova - ma pur sempre neolatina - consente a Hij qualche effetto sintatticamente straniante, oppure brevi tocchi di humour, come nel caso di quel cavaliere medievale che "aveva nei suoi occhi un gran dolore / molti rimorsi, immersi, / un raffreddore".
Confida, Marius, nella sua vocazione letteraria (adesso è alle prese con un romanzo storico) come nella Provvidenza, perché in fin dei conti "le pagine con gli errori / si bruciano nell’aria".
Schietto e istintivo ma non senza ragioni formali, questo suo Fragmentum possiede una sincerità tale da farsi perdonare anche qualche refuso tipografico.


Antonio Stefani