L’ironia di Carlo Dantin alla conquista del Gargano
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Domani, venerdì 25, informale quanto simpatico appuntamento nell’Enoteca De Nittis di Peschici (via Forno, 24 - Centro Storico) alle 21.30 per assaggiare un buon bicchiere di vino con Michele Marino, autore del libro “Le parole che non vomito” (“Statale 11” Editrice, pagg. 243, € 16,00).
Il giovanissimo torinese, solo 25 anni, di origini peschiciane s’intratterrà con tutti coloro che riterranno interessante l’incontro. E, occhieggiando il titolo dell’opera prima, riteniamo saranno tanti.
Soltanto per capire a cosa si andrà incontro, basta dare una scorsa a tre elementi che completano il lavoro: biografia, presentazione, ringraziamenti. Narra il primo: “Michele Marino nasce il 1985 a Torino. Fermamente convinto di essere un topo fino all’età di sedici anni, si affida alle cure della psicanalisi scoprendosi pittore e narratore. ‘Le parole che non vomito’, sottotitolo: ‘I racconti di Carlo Dantin’, è il suo primo romanzo”.
Spiega il secondo: “Un corpo che si fa uomo attorno al vuoto delle quotidiane delusioni. Un conato di parole che arriva dritto dallo stomaco. Storie che scavano nella vita e, come bisturi conficcati nel ventre, svelano l’orrido verde della bile. Un incedere costante in un mondo di mostri per il cinico umorismo di Carlo Dantin”.
Si sdilinquisce (si fa per dire!) il terzo: “Ringrazio ‘Statale 11 Editrice’ per il loro innovativo progetto letterario e per la loro professionalità, soprattutto il mio editore. Ringrazio tutti i miei amici che mi sono stati vicini e hanno sopportato la mia follia. Ringrazio tutte le donne stronze del mondo e ringrazio tutte le passere insipide che mi sono portato a letto. Ringrazio i folli che ho incontrato sul mio cammino e ringrazio Alda Merini per avermi insegnato a vedere la bellezza della follia. Infine ringrazio la triste umanità che fomenta il mio disgusto facendomi scrivere sempre meglio”.
Abbiamo letto il libro, favorendo prima i tre elementi appena riportati. E i loro contenuti li abbiamo ritrovati tutti, ma proprio tutti, nel testo: lucida follia, effetti psicanalitici, negativo/positivo di ogni opera prima, conati e conati e conati, tanti conati, bisturi biliosi, mostri, umorismo (in alcuni passaggi veramente esilarante), donne stronze e passere insipide. Il disgusto, non proprio latente, comunque pregnante, non lo abbiamo ritrovato. E non perché non ci sia, ma per la agevole constatazione che l’intero lavoro ne è impregnato, dalla prima all’ultima riga.
Ci auguriamo - e lo auguriamo soprattutto a Michele Marino, collaboratore di “Punto di Stella” a pieno diritto (ha una rubrica mensile tutta sua) - che il “disgusto” lo accompagni nell’incedere del suo futuro di narratore in quanto parametro che lo “arma” e “corazza”, cifra notevole - insieme ad altre ancora da affinare - di un percorso che difficilmente muterà direzione. E chissà che lo “stile” prescelto - non per contingenze fortuite ma perché innato e congeniale al personaggio-uomo - non diventi la causa scatenante di quel successo che si merita, solo per aver avuto il coraggio di sbraitare contro tutto e contro tutti, lanciando messaggi a destra e a manca di cui ciascun lettore farà l’uso che ritiene migliore.
Ad addolcire la tenera asprezza delle situazioni inanellate nel romanzo - che sicuramente l’autore affronterà ed esalterà nell’ambito della presentazione di domani - le gradevoli note di un accompagnamento musicale opera del “musico” peschiciano Rocco Vescia. Siamo certi che sarà una serata… indimenticabile!
Piero Giannini
http://www.puntodistella.it/news.asp?id=3742
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